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Salvate il Soldato M49 PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 24 Luglio 2019 10:12

orso(laura G. D'Orso). M49 non si trova e … per fortuna. Ad oggi non ci sono sondaggi disponibili tra i sostenitori dell’orso M49 e i favorevoli all’abbattimento ma l’orso trentino in fuga, con sentenza di possibile condanna a morte, negli italiani suscita decisamente più simpatia che paura. L’ipotesi di abbattimento che pende sul capo di M49 come una spada di Damocle è sbagliata.

“È pericoloso” dicono lassù nelle valli, eppure non ha mai attaccato l’uomo. È un animale “problematico” e “potenzialmente” aggressivo, scrive l’Istituto superiore per la ricerca ambientale, ma non è un buon motivo per farlo fuori se si avvicina ai centri abitati. Se poi ha scavalcato una recinzione con sette fili a 6mila volt non significa certo che rappresenti una minaccia per l’uomo, come sostiene la Provincia di Trento. Ma nella visone omocentrica moderna che vuole l’uomo empiricamente al centro dell’universo si è mancato di sottolineare che l’orso in questione altro non è che a “casa” propria, sulle sue montagne. Se gli esseri umani si sono spinti oltre i confini infiniti di un orso maschio che in un giorno percorre migliaia di chilometri, l’errore non è dell’orso ma nell’uomo che non ha ancora capito che nulla può contro la Natura. E’ come cercare di uccidere uno squalo perché i surfisti possano divertirsi fra le onde, o mettere sotto chiave tutte le vipere in modo che i cercatori di funghi non vengano morsi quando tentassero di coglierli.

“Cammina alla velocità di un uomo, se è scappato in piena notte non sarà lontanissimo, ma senza radiocollare non sarà facile trovarlo”. Se spareranno? E’ presto per parlarne, dipenderà dalla situazione”.

In contatto ci sono il Presidente della Provincia, la Protezione civile, pattuglie della forestale e gli agenti (anche quelli della cinofila) che stanno cercando in una vasta area M49, l’orso catturato la scorsa notte in val Rendena dopo l’ordinanza firmata dalla Provincia. Neanche Igor il Russo causò così tanto allarmismo!

Come l’animale sia riuscito realmente a scappare è un mistero, qualcosa di “davvero inusuale”. Quella gabbia doveva essere sicura, in dodici anni nessun orso era mai scappato. “E’ un sistema comprovato da Ispra e ministero dell’Ambiente, per cui è davvero inusuale che sia potuto succedere”. Si difendono. Un recinto con pareti di quattro metri e una serie di fili elettrificati da 7.000 volt.

Ma questo è un … signor orso, non levi la libertà a chi nasce libero di muoversi per chilometri e scalare dirupi o alberi centenari trentini.

Una diffida, affinché non si dia nessun ordine di abbattimento dell’orso M49 è stata inviata dalla Direzione generale competente del ministero dell’Ambiente agli uffici della Provincia di Trento. “Nessuna istruttoria fin qui elaborata dagli uffici, in collaborazione con Ispra, ha mai valutato il tema dell’uccisione dell’esemplare – sottolinea il ministro Costa – Il fatto che sia scappato dall’area attrezzata per ospitarlo non può giustificare un intervento che ne provochi la morte.” Il presidente Fugatti moduli legittimamente il suo intervento.”

L’orso di 3 anni è considerato responsabile di numerosi danneggiamenti al patrimonio zootecnico e di tre tentativi di intrusione in locali produttivi o privati ed era stato al centro delle polemiche proprio ai piani alti del ministero dell’Ambiente.

Il braccio di ferro per la cattura di M49, durato diverse settimane, aveva chiamato in causa anche l’Enpa, che il 29 giugno ha lanciato l’hashtag #salvinisalvalorso per un appello con oltre 35mila adesioni. Solo il ministro dell’Interno sarebbe potuto intervenire per bloccare la cattura dell’orso sul quale ormai pende l’ordine di sparare a vista.

Insieme ad altre associazioni ambientaliste, come la Lac (Lega Abolizione Caccia) era stata lanciata una petizione per evitare la sua cattura. Ora invece sui social è stato lanciato l’hashtag #fugaperlalibertà da coloro che fanno il tifo per la vita dell’animale.

L’hanno rinchiuso e lui, a dispetto delle misure a dire dei responsabili più restrittive del carcere bis dei capi mafiosi se ne è fatto un baffo e solo dopo tre giorni è amabilmente evaso, fuggito. Dovremmo forse preoccuparci di più dell’incompetenza e della poca abilità di chi non ha saputo valutare i giusti accorgimenti per allestire un recinto sicuro. Non serve un ingegnere, ma una normale competenza zoologica.

In ogni caso l’evasione della “primula rossa” con tanto di delibera sull’abbattimento di M49 non è necessario perché si può aggirare l’ostacolo.

             Uno: organizzando un recinto idoneo.

             Due: catturando il parente di Yoghi e Bubu e spostandolo lontano, per esempio con la vicina Slovenia che dispone di un territorio meno antropizzato, dal quale era arrivato per ripopolare le vallate italiane del Trentino. (l’orso, unico “immigrato che scappato da una struttura protetta senza aver ucciso nessuno viene dichiarato passibile della pena di morte!). Così fanno in Usa e Canada collaborando per il trasbordo di animali fra uno stato all’altro.

             Tre: con gli orsi bisogna predisporre strategie di gestione controllate. Con l’emotività non si gestisce un bel nulla. Se in Abruzzo i montanari convivono da centinaia di anni con gli orsi e i lupi significa che una strada possibile esiste. Certo, non si tratta di teneri leprotti e quindi nella convivenza, vanno messi in conto anche problemi, che nel caso dei plantigradi prevedono mosse preventive.

Sappiate inoltre che nelle città italiane si rischia di più nell’incontro di certi cani feroci e male gestiti dai proprietari. L’orso, non considera l’uomo una preda e il più delle volte scappa e probabilmente anche M49 farebbe lo stesso se non lo spaventassero.

Se un orso attacca è perché ha la percezione di doversi difendere o, se madre, difendere la prole.. Può succedere che abbia i piccoli. Infine la contabilità: in montagna uccidono di più l’impreparazione, l’ineguatezza delle attrezzature, i pericoli sottovalutati. E … i funghi: ogni anno muoiono 35 fungaioli, dispersi o in un burrone.

Perciò spero in una lunga vita a M49. #fugaperlalibertà

 
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L' Editoriale

Per aiutarci a comprendere le conseguenze mentali del virus

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MONZA: Una “GRANDE ONDA VERDE” PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE 2020

Ombrelli verdi focus 1(Laura G. D'Orso). In vista della Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre #WorldMentalHealthday, la società Lundback Italia promuove una campagna nazionale di sensibilizzazione sui temi della prevenzione e cura della salute mentale, per vincere barriere e pregiudizi.

Covid19 e salute mentale

Il progetto Insieme per la salute Mentale – realizzato in collaborazione con la Società Italia di Psichiatria e di Neuro Psico Farmacologia – si concentra quest’anno sui recentissimi studi relativi alla salute mentale nell’epoca della pandemia, per aiutarci a comprendere le conseguenze del virus anche per questi delicati aspetti, sia dal punto di vista pratico (servizi, assistenza, territorio, ospedale) sia sociale (discriminazioni, stigma, esclusione).

I contenuti scientifici di queste ricerche saranno illustrati venerdì 25 settembre a Milano nel corso di una conferenza stampa nella quale saranno presentate anche le iniziative di sensibilizzazione: tra questi l’evento Ombrelli Verdi che prevede la copertura con 400 ombrelli verdi di una via del centro storico di due città particolarmente suggestive, una al Nord e una al Sud del Paese: per questa edizione sono state scelte Monza e Bari, mentre al termine della manifestazione gli ombrelli saranno donati ad alcune ONLUS del territorio.

La consapevolezzadei traumi psicologici tra bambini, adolescenti, anziani ed anche persone più "fragili" è stato forte e di grande impatto. nessuno di noi può dire di non esserne uscito cambiato!

“Abbiamo aderito con entusiasmo a questa iniziativa – spiegano il Sindaco Dario Allevi e l’Assessore alle Politiche Sociali Desiree Merlini – consapevoli dell’importanza crescente di far maturare una coscienza diffusa sul benessere psichico, capace di superare i tanti stigmi sociali che ancora caratterizzano queste patologie”.

Anche per questi motivi la città di Monza, fin dall’inizio dell’emergenza Covid, ha voluto istituire un supporto psicologico per coloro che erano stati colpiti dal virus e per quanti più soffrivano gli effetti del lockdown grazie al servizio telefonico ‘Noi ci siamo’: una scelta che si è rivelata particolarmente utile e apprezzata dalle persone sole.

#insiemeperlasalutementale