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Imprese di Valore: premiate 23 eccellenze lombarde PDF Stampa E-mail
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Lunedì 27 Novembre 2017 21:41
210 mila euro ai progetti più meritevoli. Oltre 160 le candidature arrivate per il contest di Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia
che ha premiato le imprese del territorio in 5 categorie: innovazione, comunicazione, prodotto, continuità generazionale e impegno sociale

165 imprese della Lombardia che hanno partecipato al contest, 23 eccellenze premiate e un montepremi complessivo di 210 mila euro: sono questi i numeri principali di Imprese di Valore, l’iniziativa di Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia per premiare le migliori realtà aziendali del territorio.
 
Imprese di Valore ha valorizzato le idee vincenti che hanno permesso alle imprese di compiere un significativo progresso, di meglio posizionarsi sul mercato di riferimento rispetto ai concorrenti e di promuovere quelle buone prassi aziendali in grado di stimolare competitività e nuovi progetti sul territorio.
 
Le 23 migliori aziende lombarde hanno concorso in 5 categorie – innovazione, comunicazione, prodotto, continuità generazionale e impegno sociale – e convinto una giuria, composta da rappresentanti di Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia, che ha assegnato 15 mila euro ai primi 3 tre classificati, 12 mila euro ai successivi cinque, 10 mila euro dal 9° al 14° classificato e 5 mila euro alle imprese che si sono aggiudicati gli altri 9 riconoscimenti.
 
Sul gradino più alto del podio tre imprese delle province di Monza e Brianza, Varese e Milano:
Capital Acque srl, di Bernareggio, ha ricevuto il premio per la categoria “Impegno sociale”, Comerio Ercole, di Busto Arsizio, ha primeggiato nella categoria “Continuità generazionale”, mentre Moxoff spa ha vinto nella categoria “Innovazione”.
 
Le premiazioni si sono svolte nel suggestivo contesto del Belvedere, al 39° piano di Palazzo Lombardia, alla presenza di Mauro Parolini, Assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, e di Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia. La giornalista Anna Marino, conduttrice del programma “Voci di Impresa” su Radio 24, ha moderato la serata.
 
L’evento è stato impreziosito dalle testimonianze di importanti imprenditori lombardi, testimonial delle cinque categorie in gara, che hanno raccontato le proprie best practice:
•    Gian Domenico Auricchio (Amministratore Delegato Gennaro Auricchio spa), per la categoria “Prodotto”
•    Monica Santini (Amministratore Delegato Santini Maglificio Sportivo srl), per la categoria “Innovazione”
•    Anna Maria Ganassini (Vicepresidente Istituto Ganassini), per la categoria “Impegno sociale”
•    Niccolò Branca (Presidente e Amministratore Delegato Fratelli Branca Distillerie srl), per la categoria “Comunicazione”
•    Marco Pasetti (Presidente e Amministratore Delegato Farmaceutici Dott. Ciccarelli spa), per la categoria “Continuità generazionale”.
 
“Troppo spesso le storie di successo non fanno rumore e la retorica della crisi economica nasconde casi di eccellenza che il sistema produttivo lombardo continua ad affermare – dichiara Mauro Parolini, Assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia –. Per questo abbiamo sostenuto e finanziato questo concorso, per raccontare e premiare il valore che le imprese creano in Lombardia ogni giorno, esempi di buone pratiche che sono anche simbolo di speranza in un momento contraddistinto da segnali di ripresa incoraggianti”.

“Le imprese di successo non sono solo impegnate a ottenere risultati economici positivi, ma anche a rispettare pienamente le loro caratteristiche distintive a farne elemento di competitività – commenta Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia. La novità del premio Imprese di Valore è proprio questa: raccogliere le esperienze dirette di imprenditori lombardi che hanno saputo declinare al meglio il loro impegno sociale, la capacità di evolversi nel tempo, innovare e comunicare per farle conoscere diffondendole”.
 
 
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L' Editoriale

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

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Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.