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Ruspadana, tanto rumore per nulla, direi PDF Stampa E-mail
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Domenica 01 Luglio 2018 11:19
(Laura Giulia D’Orso). Quando si parla di videogiochi violenti o che si pensi istighino alla violenza quasi sempre si finisce a discutere di quanto essi in realtà possano stimolare o aumentare comportamenti violenti nelle persone. E’ di ieri la notizia che la Apple ha ritirato in via precauzionale un giochino dal suo Store digitale creato da tre giovanissimi tra cui un monzese di 26 anni, chiamato Ruspadana. Ovviamente “nomen omen” il giochino, easy nella grafica, tanto da ricordare “Mister Mario” è basato su un tema molto attuale e prende spunto dalle felpe di Matteo Salvini con ruspa stampata. Il gruppo di amici/colleghi che, per inciso, sono fra le menti informatiche più capaci, che hanno superato una difficile selezione per essere presi dalla Apple, in Italia, lo hanno sviluppato a Napoli. Si trovava sull'App Store gratis e consisteva nel "ripulire" la Pianura Padana da omini neri, si immagina immigrati, per potersi poi godere lo spettacolo delle Alpi. Dopo una serie di polemiche il giochino è scomparso dallo Store. Tanto rumore per nulla, direi. Per due motivi ben precisi. Avete mai digitato su google il termine ”spara tutto”?
 
Primo. L’elenco per console di giochi a cui si spara in realtà virtuali avanzate è enorme. Solo per citarne alcuni: Sniper Duty (Sei un soldato a caccia di tedeschi, devi puntare e sparare), Counter-Strike (Strisciano dietro gli angoli, i fucili d'assalto imbracciati, in attesa di un passo falso dei terroristi: sono gli agenti del dipartimento di polizia di Tianjin, accalcati in tenuta da guerra per un'esercitazione in un internet café), Manhunt (2007) per stomaci forti, soprattutto nella versione non “edulcorata”. (evito la descrizione), Carmageddond (Il gioco si sviluppa a bordo di un auto e per terminare ogni livello occorre distruggere tutti i mezzi avversari e perfino investire i pedoni). La versione meno violenta prevede la presenza di robot al posto dei pedoni e sangue di colore verde, Il crimine paga - Parte 1 e parte 2, Grand Theft Auto (il giocatore/ladro deve portare a termine le missioni interpretando un criminale che cerca di farsi una reputazione all’interno della città in cui si svolge il gioco, uccidendo i criminali rivali, poliziotti e guadagnare soldi, rubando macchine svaligiando negozi ecc. Secondo, allora se vogliamo dirla tutta cosa dire di Monopoli, grande gioco del capitalismo estremo! Il gioco prende il suo nome dal concetto economico di monopolio, il dominio del mercato da parte di un singolo venditore. Si acquistano proprietà terriere e sviluppandole costruendoci sopra case ed alberghi ed incassando le rendite dai giocatori si cerca di arricchirsi. Lo scopo è restare l'ultimo giocatore in gioco, mandando in fallimento tutti gli altri. Risiko, poi?! Alla faccia dell’imperialismo, il gioco con le celebri pedine di plastica a forma di carro armato, più delle pedine a forma di mitragliatrice per rappresentare 10 armate ha possibili obiettivi. Conquistare 18 territori presidiandoli con almeno due armate ciascuno; conquistare la totalità del Nord America e dell'Africa; conquistare la totalità del Nord America e dell'Oceania; conquistare la totalità dell'Asia e del Oceania; conquistare la totalità dell'Asia e dell'Africa; conquistare la totalità dell'Europa, del Sud America e di un terzo continente a scelta; conquistare la totalità dell'Europa, dell'Oceania e di un terzo continente a scelta; distruggere completamente l'armata di un certo colore e così via…. Tanto rumore per nulla?! Forse, un buonismo a due facce, sicuramente. Ho la certezza però che se fossero stati i miei figli, non glielo avrei fatto sviluppare. Sono sicura che i tre ragazzi non pensavano di creare così tanto scompiglio. Volevo solo aggiungere che, il ragazzo monzese, un padre non ce lo ha più, perché portato via da un infarto e un consiglio forse glielo avrebbe dato. Tanto di cappello per chi a 22 anni si è rimboccato le maniche e si è preso in mano la sua vita, un lavoro, uno stipendio alla Apple in un paese dove chi può oggi giovane fugge.
 
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L' Editoriale

Nomen Omen - Sanremo 2019

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Non ne faccio sicuramente una questione di italiano o non italiano, il pezzo di Mahmood poteva cantarlo anche un fiorentino con l'accento toscano incallito, o romano “de” Trastevere, solo che il motivo che ha vinto questa edizione del festival è di una bruttezza assoluta. Questo è il mio parere da “giornalista”, ma visto che il parere della Stampa e della Giuria tecnica (decisamente poco competente per quel compito), vale un …. sacco (anche se non si è capito quanto), allora mi permetto di giudicare. Se si pensa che adesso rappresenterà l’Italia all’Eurofestival, beh gli faccio proprio gli in bocca al lupo.
Ultimo è piaciuto al pubblico, questo è un dato di fatto! Visto che Dandini, Bastianch & company al limite si limiteranno a comprare un cd, vedo più commercializzabile il pezzo del ragazzo romano che ….. scusate tanto non è proprio l’ultimo dei “barlafüs” e accettate il mio lombardismo.
Nato a Roma ha seguito tutto il percorso di studi al Conservatorio Santa Cecilia, fondata nel 1556, incentrato sullo studio del pianoforte e poi della composizione, inizia a scrivere e comporre canzoni già all'età di quattordici anni. Il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, conosciuto in tutto il mondo accademico musicale, opera in ambito nazionale ed internazionale, svolge un’opera attenta, seria, e professionale nello sviluppo dei talenti sul territorio, realizza attività di formazione.
Il tempo è un ottimo misuratore di torti e ragioni. Basta aspettare. Diceva già tempo addietro Mark Twain: «se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare».
 

Siamo sicuri che la Supercoppa Juventus -Milan sia progresso?

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(Laura Giulia D'Orso).Jean-Jacques Rousseau, nel suo Discorso sulle scienze e sulle arti (1750), denunciava il carattere illusorio e mendace della civilizzazione. Dal suo punto di vista, l’unica qualità che poteva distingue i popoli più evoluti era l’abilità nell’occultare, che significava evitare la brutalità dei rapporti sociali. “La raffinatezza, scriveva, è un velo steso sopra la barbarie”. Il Discorso sulle scienze e sulle arti è un capolavoro di retorica. Si apre con un panegirico del progresso umano che riprende e porta all'apice i valori illuministi: l’eroica vittoria su ciò che è brutale, l’uscita dell’umanità dalle tenebre, lo slancio prometeico verso una conoscenza che abbracciava sia il mondo fisico, sia il progresso tecnologico sia il mondo morale.

Il mito del progresso sull’emancipazione delle donne a Gedda viene svuotato dietro la gloriosa apparenza tecnologica del settore per le donne, nelle piccole giocatrici che scendono in campo con i più grandi calciatori del mondo. La Supercoppa diventa perciò un potente effetto retorico, si compie in una società dove la cultura ammanta l’oppressione politica e dove le convenzioni impongono l’ipocrisia, rendendo impossibile ogni comunicazione autentica.

Eppure lo spirito ha anche i suoi bisogni al pari o forse superiori a quelli del corpo. Questi sono il fondamento della società, l’ornamento primario di un vero progresso. Mentre il governo e le leggi provvedono alla sicurezza e al benessere delle persone.

“La ricchezza dell’adornamento può rivelare un uomo opulento e la sua eleganza un uomo di gusto; ma l’uomo sano e robusto si riconosce da altri segni: sotto l’abito rustico d’un agricoltore, non sotto la doratura di un cortigiano si troverà la forza e il vigore del corpo. L’adornamento non è meno estraneo alla virtù, la quale è la forza e il vigore dell’anima. L’uomo dabbene è un atleta, che si compiace di lottar nudo; egli disprezza tutti quei vili ornamenti che impaccerebbero l’uso delle sue forze, e che per la maggior parte non son stati inventati che per nascondere qualche deformità.”

Fino a quando i giornali scriveranno …”che allo stadio sono attesi 62mila tifosi ed anche 15mila donne … e non …”sono attesi 77mila spettatori, continueranno ad edulcorare un primario ordinamento di progresso.