l Club alpino accademico italiano ha premiato ex aequo la spedizione alla Trango Nameless Tower di Mirco Grasso Giacomo Mauri e quella in Miyar Valley di Alessandro Baù, Lorenzo D’Addario, Jérome Perruquet e Francesco Ratti. La cerimonia si è tenuta ad Assisi nei giorni scorsi, nel corso dell’Assemblea dei Delegati del Club alpino italiano

Sono state due le spedizioni alpinistiche a cui il Club alpino accademico italiano (sezione nazionale del Club alpino italiano) ha conferito ex aequo l’edizione 2024 del Riconoscimento Paolo Consiglio: la spedizione alla Trango Nameless Tower in Karakorum (Pakistan), effettuata dal venziano Mirco Grasso e dal Ragno di Lecco Giacomo Mauri nell’agosto 2023, e la spedizione in Miyar Valley (India), effettuata dal padovano Alessandro Baù, dal mantovano Lorenzo D’Addario, dal valdostano Jérome Perruquet e dal lecchese Francesco Ratti a settembre.

Con il Riconoscimento Paolo Consiglio il Club alpino accademico italiano premia spedizioni di carattere esplorativo o di elevato contenuto tecnico, organizzate da piccoli gruppi di alpinisti a prevalente composizione giovanile nel corso dell’anno precedente.

Il premio è stato consegnato dal Presidente generale del Club alpino italiano Antonio Montani oggi ad Assisi, nel corso dell’Assemblea dei Delegati dell’associazione.

Nel Karakorum Grasso e Mauri, alla prima esperienza in Pakistan, hanno effettuato la ripetizione della sempre ambita “Eternal Flame”, sulla parete sud della Torre del Trango, detta Nameless Tower. La via si sviluppa per 900 metri (difficoltà 7b+) a 6250 metri di quota.

In India Baù, D’Addario, Perruquet e Ratti hanno aperto due vie nuove nella Miyar Valley, conosciuta come la “Yosemite indiana”. La prima, chiamata “Wind of Silence”, è stata aperta in due giorni sulla parete sudest della Neverseen Tower (500 metri di sviluppo, difficoltà 6b+). Il secondo obiettivo è stato l’ancora inviolato pilastro sudovest del Mont Maudit, una vetta posizionata più a valle della Neverseen Tower. La nuova via, chiamata “Super Thuraya” (500 metri, difficoltà 6c), si sviluppa lungo il pilastro, su roccia molto bella. Durante la discesa le soste sono state attrezzate con uno spit per incentivare i futuri ripetitori.

«Come sempre, al di là del valore intrinseco delle salite considerate, si vuole premiare il tipo di approccio originale e leggero, in stile rigorosamente alpino, nel quale la determinazione e il coraggio di mettersi in gioco rappresentano i cardini sui quali si basa il successo», recita la motivazione, letta in sala dal Presidente del Club alpino accademico italiano Mauro Penasa. «Un primo gruppo, composto da due soli giovani alpinisti alla prima esperienza di scalata tecnica a quote elevate, con un programma ingenuamente ambizioso (ma non molto lontano dall’essere realizzato), ha dimostrato una grande visione accompagnata a una notevole dose di freschezza e genuinità, caratteri di grande valore che nel tempo tendono sempre ad affievolirsi, e che quindi fa estremo piacere ritrovare in alpinisti di alto livello. Un secondo gruppo si è invece concentrato sull’apertura di nuove linee: i componenti si stanno muovendo da tempo in questa direzione, sulle Alpi e negli ultimi anni anche fuori Europa, dimostrando notevole sicurezza e capacità realizzativa che va premiata e coltivata, per dare continuità a questa ricerca della dimensione avventurosa che è il sale dell’alpinismo. Le realizzazioni delle due spedizioni sono ancora una volta indice di estrema determinazione, grandi capacità tecniche e di una maturità alpinistica completa e non comune, a testimonianza delle grandi le prospettive future di questi alpinisti».

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