Dopo 10 stagioni tra A2 e A1 e oltre 300 panchine, Tommy lascia il club brianzolo. “Ho voluto rendere ciò che l’hockey mi ha dato nel corso degli anni. E credo di esserci riuscito”.

La fine di un’era: Tommaso Colamaria lascia la panchina del Teamservicecar Monza. Era la primavera del 2015 quando condusse il suo HRC Monza alla promozione in Serie A1 a 19 anni di distanza dall’ultima apparizione del Roller, prima della sua scomparsa, con il tricolore appuntato sul petto. Per 9 stagioni consecutive Monza è ritornata stabilmente in serie A1, con un dogma inscalfibile: puntare sui giovani, con un bilancio sempre in perfetto ordine.

Dal 3 ottobre 2015 Tommy ha guidato i biancorossoblu in 276 occasioni, tra serie A1, post season e partite di coppe europee, riportando nel 2018 Monza a respirare l’aria della Coppa dei Campioni. Contemporaneamente Colamaria, tecnico stimatissimo non solamente in Italia, ha prima ricoperto il ruolo di C.T. della nazionale giovanile, che ha riportato sul tetto d’Europa nel 2014, poi è stato promosso a Responsabile delle nazionali italiane, diventando il punto di raccordo tra Federazione, Settore tecnico il C.T. Alessandro Bertolucci e Massimo Giudice, allenatore della femminile. Un compito tutt’altro che semplice.

“Per me si conclude una grande avventura – debutta così Tommy -. Sono stati anni di impegno intenso e grandissime soddisfazioni, che ho svolto parallelamente alla mia attività lavorativa e al ruolo di tecnico e collaboratore federale. Sono state stagioni in cui ho imparato tantissimo, probabilmente assai più di quanto non avessi assimilato nei miei precedenti anni di carriera. Seguendo un progetto basato sui giovani, che poi in parte ritrovavo anche in Nazionale, ogni anno diventava una scommessa, basata sul far cambiare il loro atteggiamento nel passaggio da “giovanili” a “senior”, un momento chiave nella carriera di qualsiasi atleta. Partendo dal presupposto che dalle rape non si può cavare sangue, credo di aver fatto del mio meglio e con molti atleti sono riuscito al meglio nel mio intento”. Oggi molti giocatori transitati da Monza sono diventati colonne della Nazionale – Zampoli e Compagno su tutti -, molti altri giocano ormai ad altissimi livelli, come Galimberti, Zucchetti, Nadini, Lazzarotto, Ardit, Fongaro, giusto per citare quelli con tante presenze in A1. “Per me quella di fargli cambiare mentalità è stata una scommessa vinta. Vedere ragazzi che sono arrivati da noi giovanissimi e oggi sono atleti affermati, sono soddisfazioni che nessun denaro potrà mai ripagare”. Il pensiero che segue è estremamente profondo e certi concetti donano la giusta impressione sulla caratura del personaggio “In questi anni ho voluto ridare all’hockey ciò che l’hockey mi ha dato nel corso della mia vita. Non parlo in termini economici, perché negli anni di Monza ho sempre allenato gratuitamente e per pura passione, ma in chiave morale: l’hockey mi ha insegnato tantissimo, fondamenti che mi sono utili ancora oggi nel mio lavoro, insegnamenti che porto con me quotidianamente. E sono certo di averlo fatto al massimo delle mie possibilità”.

A Giovinazzo l’ultimo ballo

Curiosamente, la sua avventura si è conclusa sabato scorso da Giovinazzo. Lì, dove tutto è cominciato oltre mezzo secolo “Questo è stato un anno molto, molto difficile. Come spesso accade, per filosofia e per far quadrare i conti, ad ogni estate ci troviamo a rinnovare la rosa e a dover iniziare daccapo con i più giovani. Per certi versi la stagione stava andando bene (pareggi con Trissino e Lodi, vittorie con il Noia su tutte), poi abbiamo attraversato un momento di forte panico a livello dirigenziale. Così mi sono concentrato unicamente sui giocatori, ma giuro, io non avevo nessun dubbio sul fatto che ci saremmo salvati. E devo dire che tutti gli atleti mi hanno dato una mano, c’è chi ha giocato meno, chi si è sacrificato, ma ho la giusta esperienza per capire come gestire un gruppo e i delicati equilibri interni. In momenti come questi mi dico «bravo!» da solo, perché non era facile portare a termine la stagione. E nei playout si è visto il frutto del mio e del nostro lavoro: battere 5-1 il Breganze in casa sua e 7-1 il Giovinazzo mi ha dato un enorme soddisfazione, sono punteggi che fanno capire che eravamo di un’altra categoria, che avremmo dovuto giocare i playoff, ma qualcosa è andato storto. Ma sono contento per i nostri tifosi, che giustamente pretendono e che ci hanno messo della pressione, ma sono stati anche pazienti e ci hanno caricato a dovere per chiudere i conti in due partite. E così è andata”. Adesso Colamaria avrà davanti un’estate di duro lavoro “Si, perché organizzare i Mondiali di Novara non è cosa semplice. È un impegno complesso, in cui dobbiamo pensare all’immagine e al lato tecnico. Ma siamo a buon punto e sono certo che otterremo ottimi risultati”.

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